
AEEG: Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas
CESSIONE IN RETE DELL'ENERGIA ELETTRICA: DELIBERA 34/05
ESCo: Energetic Service Company
ETS - EMISSIONI TRADING SCHEME
FINANZIAMENTO IN CONTO CAPITALE
FINANZIAMENTO IN CONTO GESTIONE
FONTI ENERGETICHE SECONDARIE O DERIVATE
FONTI ENERGETICHE CONVENZIONALI
GRTN - GESTORE DELLA RETE DI TRASMISSSIONE NAZIONALE
Biocombustibile liquido prodotto attraverso una reazione di esterificazione. può essere utilizzato come combustibile per autotrazione e riscaldamento, sia miscelato con gasolio che tal quale.
Vantaggi
• basso contenuto di zolfo
• riduce le emissioni di polveri
• non contiene benzolo
• essendo in parte biodegradabile, la sua dispersione accidentale al suolo ha un impatto inferiore rispetto agli altri carburanti liquidi
Svantaggi
• costo elevato
• notevole quantità di energia assorbita dal processo produttivo
Con il termine di biomasse si fa riferimento ad una grande quantità di materiali non facilmente riconducibili ad una classificazione omogenea. In generale possiamo considerare biomassa tutto quanto ha un'origine organica ed inoltre ha un tempo di rinnovo breve, con esclusione quindi dei combustibili fossili che hanno viceversa tempi di rinnovo paragonabili alle ere geologiche. In definitiva le biomasse rappresentano la forma naturale più sofisticata di accumulo dell'energia solare e controllo della CO2. Le piante, infatti, durante la loro crescita, convertono l’energia solare e la CO2 atmosferica in materia organica, tramite il processo di fotosintesi.
Grazie pertanto alla loro origine ed al breve periodo di rinnovo, le biomasse possono essere considerate fonti rinnovabili e neutre agli effetti dell'accumulo della CO2 in atmosfera. In effetti, la quantità di anidride carbonica rilasciata è equivalente a quella assorbita durante la crescita della biomassa stessa; non vi è, quindi, alcun contributo netto all'aumento del livello di CO² nell'atmosfera.
Con riferimento specifico alla produzione di energia , le biomasse sono quei materiali organici che possono essere utilizzati come combustibili (direttamente o dopo opportuni trattamenti come ad esempio la gassificazione). Si prestano pertanto a questa valorizzazione i residui delle coltivazioni agricole o forestali o piante espressamente coltivate per scopi energetici, oltre a materiale legnoso di recupero ed altri scarti industriali similari . Le più importanti tipologie di biomassa sono residui forestali, scarti dell'industria di trasformazione del legno (legno esausto da tannino, cortecce, trucioli, segatura, etc.) scarti delle aziende zootecniche, gli scarti mercatali, ed i rifiuti solidi urbani. La biomassa è ampiamente disponibile ovunque e rappresenta una risorsa locale, pulita e rinnovabile.
L’Autorità per l’energia elettrica e il gas è un’autorità indipendente istituita con la legge 14 novembre 1995, n. 481 con funzioni di regolazione e di controllo dei settori dell’energia elettrica e del gas.
Un’autorità indipendente è un’amministrazione pubblica che prende le proprie decisioni in base alla legge istitutiva e ai propri procedimenti e regolamenti dotata di un elevato grado di autonomia nei propri giudizi e valutazioni rispetto all’esecutivo. I poteri di regolazione settoriale fanno riferimento alla determinazione delle tariffe, dei livelli di qualità dei servizi e delle condizioni tecnico-economiche di accesso e interconnessione alle reti, in servizi in cui il mercato non sarebbe in grado di garantire l’interesse di utenti e consumatori a causa di vincoli tecnici, legali o altre restrizioni che limitano il normale funzionamento dei meccanismi concorrenziali.
L'Autorità per l'energia elettrica e il gas (AEEG) regola la commercializzazione dei titoli di efficienza energetica ("certificati bianchi"), il nuovo meccanismo di incentivazione del risparmio energetico che è entrato in vigore dal 1 gennaio 2005.
Le società preposte a realizzare attività dedicate all'utilizzo razionale e al risparmio dell'energia (le "Esco": Energy Service Company) possono accreditarsi e avviare le proprie attività.
Con questa iniziativa parte il sistema delineato dai decreti ministeriali (Attività Produttive e Ambiente) del 20 luglio 2004 sull'efficienza energetica.
Alla fine del primo quinquennio di applicazione (2005-2009), dovrebbe essere conseguito un risparmio di energia pari a 2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) all'anno.
1) I vantaggi per gli utenti che realizzano interventi di risparmio energetico
Gli utenti che nel proprio esercizio realizzano interventi di risparmio energetico si concretizzano nel mancato consumo di energia e nel conseguente risparmio oltre che in una quota del valore del certificato riconosciuto.
2) Quali sono gli interventi ammissibili
Tutti gli interventi tecnologici che comportano un risparmio di energia sono in linea di principio ammissibili. Alcuni di essi sono stati standardizzati dall’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, (vedi tab. seguente), ma è possibile sottoporre all’Autorità qualunque intervento.
ProEnergia, oltre alla progettazione dell’opera, è in grado di eseguire anche i calcoli di risparmio energetico e di curare tutte le pratiche per la richiesta dei titoli presso l’Autorità.
Per maggiori informazioni, contattateci a info@pro-energia.it.
Tabella interventi ammissibili (Del 234/02, Del 111/04, Del 70/05, Del 177/05 AEEG )
| Scheda tecnica | Valutazione | Titoli | Formula |
| Sostituzione di lampade ad incandescenza con lampade fluorescenti compatte con alimentatore incorporato | Standardizzata | Tipo I | RSL= 14,6·10 -3 tep/anno/unità di riferimento |
| Sostituzione di scaldacqua elettrico con scaldacqua a metano a camera stagna e accensione piezoelettrica |
Standardizzata |
Tipo I | RSL = 0,107 tep/anno/scaldacqua |
| Nuova installazione di caldaia unifamiliare a 4 stelle di efficienza alimentata a gas naturale | Standardizzata | Tipo II | RSL dipendente dalla zona climatica
[tep•10-3/app.to/anno] |
| Sostituzione di scaldacqua a gas, a camera aperta e fiamma pilota con scaldacqua a gas, a camera stagna e accensione piezoelettrica | Standardizzata | Tipo II | RSL = 0,063 tep/anno |
| Sostituzione di vetri semplici con doppi vetri | Standardizzata | Tipo II e III | RSL (tep 10-3/anno/m2 di vetro sostituito), dipende dalla destinazione d’uso dell’edificio |
| Isolamento delle pareti e delle coperture | Standardizzata | Tipo II, Tipo III | RSL (tep 10-3/anno/m2 superficie isolata), dipende dal K precedente e dalla destinazione d’uso dell’edificio |
| Impiego di impianti fotovoltaici di potenza elettrica inferiore a 20 KW | Standardizzata | Tipo I | RSL = kWp x heq x k1 x 0,22 10-3 tep /anno, dipende dalla zona climatica |
| Impiego di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria | Standardizzata | Tipo I
Tipo II, Tipo II |
RSL (tep 10-3/anno/ m2 di superficie collettori solari), dipende dal tipo di pannello installato,dalla zona climatica e dall’impianto integrato |
| Installazione di sistemi elettronici di regolazione di frequenza (inverter) in motori elettrici operanti su sistemi di pompaggio con potenza inferiore a 22 kw | Standardizzata | Tipo I | RSL (tep/anno/kW), dipende dal rapporto della prevalenza statica su quella nominale |
| Recupero di energia elettrica dalla decompressione del gas naturale | Analitica | Tipo I | RL = EL*0,1375*10-3 tep El= energia elettrica prodotta |
| Installazione di motori a più alta efficienza | Standardizzata | Tipo I | RSL (tep/anno/kW), dipende dalla potenza del motore sostituito |
| Sostituzione di frigoriferi, frigocongelatori, congelatori, lavabiancheria, lavastoviglie con prodotti analoghi a più alta efficienza | Standardizzata | Tipo I | RSL fisso, dipende dal tipo di elettrodomestico installato |
| Installazione di erogatori per doccia a basso flusso (EBF) in ambito residenziale | Standardizzata | Tipo I
Tipo II, Tipo III insieme |
RSL = 10,1 x 10-3 tep/anno/EBF |
| Installazione di erogatori per doccia a basso flusso (EBF) in alberghi e pensioni | Standardizzata | Tipo I
Tipo II, Tipo III |
RSL fisso, dipende dal combustibile sostituito |
| Installazione di erogatori per doccia a basso flusso (EBF) in impianti sportivi | Standardizzata | Tipo I
Tipo II, Tipo III |
RSL fisso, dipende dal combustibile sostituito |
| Installazione di rompigetto aerati per rubinetti (RA) in ambito residenziale | Standardizzata | Tipo I
Tipo II, Tipo III insieme |
RSL = 1,43 x 10-3 tep/anno/RA |
| Installazione di pompe di calore elettriche ad aria esterna in luogo di caldaie in edifici residenziali di nuova costruzione o ristrutturati | Standardizzata | Tipo I
Tipo II, Tipo III insieme |
RSL dipende dal COP della pompa, dalla zona climatica e dal rapporto S/V dell’edificio |
| Installazione di sistemi elettronici di regolazione di frequenza in motori elettrici utilizzati in stazioni di pompaggio Potenza motori elettrici superiore a 22 kW | Analitica | Tipo I | RL dipende dalla differenza della potenza assorbita ad ogni livello di parzializzazione per le ore di funzionamento a ciascun livello |
| Installazione di un regolatore di flusso luminoso per gruppi di lampade a vapori di mercurio e lampade a vapore di sodio ad alta pressione negli impianti di illuminazioni pubblica | Standardizzata | Tipo I | RSL = 0,145* 10-3 [tep/anno/W] |
| Sostituzione di lampade a vapori di mercurio con lampade a vapori di sodio ad alta pressione negli impianti di Pubblica Illuminazione | Standardizzata | Tipo I | RSL[10-3 tep/lampada/anno], dipende dalla presenza del regolatore di flusso |
| Installazione di condizionatori ad aria esterna ad alta efficienza con potenza frigorifera inferiore a 12 kWf | Standardizzata | Tipo I | RSL [tep10-3/anno/kWf], dipende da zona climatica e dalla destinazione d’uso dell’edificio |
| Isolamento termico delle pareti e delle coperture per il raffrescamento estivo in ambito domestico e terziario | Standardizzata | Tipo I | RSL (10-3 tep/m2 superficie isolata/anno), dipende da K della struttura prima dell’intervento |
| Applicazione nel settore civile di piccoli sistemi di cogenerazione per la climatizzazione invernale ed estiva degli ambienti e la produzione di acqua calda sanitaria | Analitica | Tipo I
Tipo II, Tipo III |
|
| Applicazione nel settore civile di sistemi di teleriscaldamento per la climatizzazione ambienti e la produzione di acqua calda sanitaria. | Analitica | Tipo I
Tipo II, Tipo III |
Scaglie di legno ottenute dalla sminuzzatura di alberi interi, ramaglia, tronchi, residui delle potature e residui delle industrie di prima trasformazione del legno. il cippato, per mantenere caratteristiche qualitative, non deve contenere un elevato contenuto d’acqua, ma avere un umidità sul peso secco attorno al 20%.
Vantaggi
In presenza di materia può essere prodotto e consumato a livello locale
Elasticità nel produzione, in quanto le cippatrici possono lavorare in bosco, quanto in piazzali di deposito.
Svantaggi
A parità di energia prodotta rispetto ad altri combustibili o bio-combustibili, presenta un consistente volume di prodotto, con problemi relativi allo stoccaggio e al trasporto.
La cippatura è l’operazione che porta alla riduzione del legno in scaglie. Il prodotto viene comunemente chiamato cippato ed è composto da “schegge” di legno che possono variare dai 2 ai 10 cm.
Il sistema di incentivazione della produzione di energia rinnovabile, introdotto dall’art.11 del decreto 79/99, prevede l’introduzione di un meccanismo di mercato per l’incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, basato sui cosiddetti Certificati Verdi, titoli emessi dal GRTN che attestano la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Nel mercato dei Certificati Verdi, la domanda è costituita dall’obbligo per produttori e importatori di immettere annualmente una "quota" di energia prodotta da fonti rinnovabili pari al 2,35% di quanto prodotto e/o importato da fonti convenzionali nell'anno precedente. Questa quota minima di energia rinnovabile prodotta verrà innalzata nel corso degli anni.
L'offerta, invece, è rappresentata dai Certificati Verdi emessi a favore degli Operatori con impianti che hanno ottenuto la qualificazione di Impianto Alimentato a Fonti Rinnovabili (IAFR) dal Gestore della rete.
Tali certificati verdi vengono corrisposti per una durata di otto anni dall’entrata in servizio dell’impianto e a fronte dell’effettiva produzione dello stesso. Viene quindi abbandonato sempre più il finanziamento in conto capitale, che spesso si è dimostrato inefficace, per adottare uno
schema di finanziamento in conto gestione.
In pratica questo schema di incentivazione serve a rendere più interessante economicamente la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, produzione che in gran parte avviene in maniera distribuita e con impianti di piccola taglia (<10 MW). Si fornisce quindi un extra-ricavo agli operatori che vogliono investire nel settore, accelerando il loro tempo di ritorno dell’investimento
Valore dei certificati verdi

La cogenerazione è la produzione combinata di energia elettrica e termica.
Esistono due principali sistemi di cogenerazione, uno basato su motori endotermici alternativi (ciclo Otto e Diesel), l’altro su turbine a gas.
Nei sistemi che impiegano motori alternativi, il calore viene recuperato dal circuito di raffreddamento del motore e dai gas di scarico. Nei sistemi a turbina, il calore viene prodotto in caldaie a recupero, dove vengono convogliati i gas di scarico in gran volume.
In entrambi i casi, l’energia elettrica viene prodotta attraverso opportuni generatori elettrici, azionati dal motore o dalla turbina.
I cogeneratori possono essere alimentati con combustibili fossili o con combustibili derivati da fonti energetiche rinnovabili: gas metano, GPL, gasolio, biodiesel, biogas, biomasse, ecc.
Oltre al meccanismo dei certificati verdi, legato all'obbligo introdotto dal decreto Bersani, nel 2003 è stato avviato il sistema RECS (Renewable Energy Certificate System), che si differenzia dal primo per i seguenti aspetti:
la partecipazione è volontaria e la possibile remunerazione della vendita del certificato è dunque collegata a principi di green pricing e di sensibilità ambientale delle aziende;
ogni certificato fa riferimento ad una produzione annua di 1 MWh, includendo così anche le applicazioni di piccola taglia;
il mercato è allargato a 18 paesi attualmente e potrà essere ulteriormente esteso in futuro.
Questi certificati favoriscono la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile dagli impianti che altrimenti non avrebbero le condizioni economiche per produrre energia “verde”: rispetto alla normativa che regolamenta i Certificati Verdi, i RECS risultano essere complementari in quanto rappresentano una forma alternativa di incentivazione per gli impianti esclusi dal quel tipo di incentivazione. Il progetto RECS è nato in ambito europeo per favorire lo sviluppo, sulla base di una certificazione standard, di un mercato volontario ed internazionale di Green Certificate; attualmente il sistema RECS coinvolge più di 90 membri tra produttori, traders e società di certificazione del settore elettrico distribuiti in 17 Paesi.
I dati disponibili individuano circa 33 milioni di certificati emessi e 13 milioni venduti a soggetti interessati a certificare la provenienza da fonte rinnovabile dell'energia elettrica da loro acquistata.
L'ente che rilascia i RECS in Italia è sempre il GRTN, analogamente ai Certificati Verdi.
Convenzione prevista dal Decreto legge n. 6/92 in forza della quale sono regolate le condizioni e le tariffe per la produzione di energia da fonti rinnovabili e la successiva cessione della stessa mediante un meccanismo incentivante alla rete nazionale da parte di produttori privati. Meccanismo di incentivazione ora sostituito dai Certificati Verdi.
Con il termine Biogas si intende una miscela di vari tipi di gas (per la maggior parte metano) prodotto dalla naturale fermentazione batterica anaerobica (assenza di ossigeno) dei residui organici provenienti da rifiuti o da vegetali in decomposizione.
L'intero processo vede la decomposizione del materiale organico da parte di alcuni tipi di batteri, producendo anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano (metanizzazione dei composti organici).
Negli ultimi anni sono state sviluppate interessanti tecnologie che, tramite l'utilizzo di batteri in appositi "fermentatori", sono in grado di ottenere grandi quantità di biogas dai rifiuti organici urbani e dal letame prodotto dagli allevamenti. Il gas metano prodotto in questo processo può essere quindi utilizzato per la combustione in caldaie da riscaldamento o nei motori a scoppio. La CO2 prodotta dalla combustione del metano così ricavato, infatti, permette quasi di pareggiare il bilancio dell'anidride carbonica emessa in atmosfera: la CO2 emessa dal biogas è la stessa CO2 fissata dalle piante (o assunta dagli animali in maniera indiretta tramite le piante), al contrario di quanto avviene per la CO2 emessa ex-novo dalla combustione dei carburanti fossili. Ulteriore vantaggio ecologico nell'utilizzo del biogas, è quello di impedire la diffusione nella troposfera del metano emesso naturalmente durante la decomposizione di carcasse e vegetali: il metano è infatti uno dei gas-serra più potenti ed è quindi auspicabile la sua degradazione in CO2 e acqua per combustione. L'emissione di 1 kg di CH4, in un orizonte temporale di 100 anni, equivale ad emettere 21 kg di CO2.
Reazione chimica che sviluppa calore. Per ottenere questa reazione sono necessari tre elementi: il combustibile (solido, liquido, gassoso), il comburente (ossigeno), il calore. Le sostanze combustibili hanno come costituenti fondamentali il carbonio C, l'idrogeno H, l'ossigeno O, lo zolfo S.
I fattori che caratterizzano i combustibili in funzione della combustione sono:
• combustibili solidi: pezzatura, compattezza e umidità
• combustibili liquidi: temperatura del liquido
• combustibili gassosi: concentrazione del gas nell'aria
In tutti i casi è necessario il raggiungimento della temperatura di accensione o di autoaccensione, che è la temperatura più bassa che un combustibile deve raggiungere per accendersi.
CESSIONE IN RETE DELL’ENERGIA ELETTRICA: DELIBERA 34/05
La Delibera AEEG 34/05 (e successive modifiche e integrazioni) definisce le modalità e le tariffe di cessione dell’energia elettrica prodotta dai produttori ai gestori di rete, in ottemperanza all’art. 13 (commi 3 e 4) del D. Lgs. 29 dicembre 2003, n. 387 e del comma 41 della Legge 239/04.
1) Chi ha il diritto di cedere energia elettrica in base alla Del. AEEG 34/05?
Hanno diritto a cedere energia elettrica in base alla Del. AEEG 34/05 i titolari di impianti alimentati da fonti rinnovabili (e da alcune fonti non rinnovabili in base al comma 41 della Legge 239/04) di potenza inferiore a 10 MVA nonché di impianti alimentati da fonti rinnovabili non programmabili (fonte eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica limitatamente agli impianti ad acqua fluente) di potenza qualsiasi.
2) Chi ritira l’energia elettrica in base alla Del. AEEG 34/05?
L’energia elettrica prodotta dagli impianti che hanno diritto a usufruire della Del. AEEG 34/05 è ritirata su espressa richiesta del titolare dal gestore di rete cui l’impianto è connesso (distributore operante a livello locale) ovvero dal GRTN qualora l’impianto sia connesso alla rete di trasmissione nazionale.
3) Quali sono i prezzi per il ritiro dell’energia elettrica definiti dalla Del. AEEG 34/05?
Ai produttori che cedono l’energia elettrica ai sensi della Del. AEEG 34/05, il gestore di rete riconosce il prezzo definito dall’art. 30, comma 30.1 lettera a) del Testo integrato e pubblicato sul sito dell’ ACQUIRENTE UNICO; su richiesta del produttore, all’atto della stipula della convenzione così come allegata alla Delibera AEEG 165/65, viene riconosciuto un prezzo unico indifferenziato per fasce orarie. Per impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza fino a 1 MW (nel caso di impianti idroelettrici si consideri la potenza nominale media di concessione) vengono riconosciuti dei prezzi minimi garantiti per scaglioni progressivi pari a 95 Euro/MWh fino a 500.000 kWh annui, di 80 Euro/Mwh da oltre 500.000 fino ad 1.000.000 di kWh annui, di 70 Euro/MWh da oltre 1.000.000 fino a 2.000.000 di kWh annui. Per l’energia eccedente i primi 2.000.000 di kWh annui è riconosciuto il prezzo come indicato dall’art. 30, comma 30.1 lettera a) del Testo integrato.
Best Available Technologies cioè le migliori tecnologie disponibili sul mercato. È un concetto introdotto dalle recenti normative ambientali ed indica la necessità per ogni attività industriale di dotarsi delle migliori tecnologie.
L'energia del vento deriva dallo spostamento di masse d'aria dovute alla variazione della pressione atmosferica. Il vento prende origine dallo spostamento di masse d’aria calda (leggere) e masse d’aria fredde (pesanti) che si generano per effetto della radiazione solare sopra i continenti e gli oceani.
L'energia del vento può essere recuperata attraverso macchine eoliche che convertono l'energia del vento in energia meccanica di rotazione. Il rotore, costituito da un certo numero di pale fissate su di un mozzo, è quella componente della macchina eolica che sottrae l’energia al vento e l’energia meccanica di rotazione ottenuta è così utilizzabile per l'azionamento di macchine operatrici o per la produzione di energia elettrica.
Sistemi di conversione
• Aereo-pompe. Hanno lo scopo di pompare l’acqua dal sottosuolo. Sono sistemi semplici e rapidi da installare. Possono prelevare acqua fino ad una profondità di 100 metri. Il rotore è costituito da un elevato numero di pale in lamiera e il suo funzionamento presenta un numero di giri basso.
• Aereo-generatori. Sono i sistemi atti a produrre energia elettrica. Il rotore presenta un numero di pale che varia da due a tre con una forma più snella rispetto a quelle delle aereo pompe. Questo permette un numero di giri più elevato e un funzionamento ideale con venti medi e forti. Gli aero-generatori ad asse orizzontale rappresentano la quasi totalità della potenza eolica installata nel mondo. Il tipo di aero-generatore più utilizzato è quello a tre pale, Si tratta della configurazione nota come 'concetto danese' e rappresenta ormai lo standard con cui si confrontano altre soluzioni impiantistiche: una/due pale, rotore sottovento, mozzo oscillante. La produttività di un aero-generatore dipende dall'area del rotore e dalla efficienza aerodinamica dello stesso
Vantaggi
• Energia inesauribile
• Impianti semplici, silenziosi
• Ideale per aree isolate e prive di altre risorse (purché presenza di vento)
• Costi contenuti
Il D. Lgs. 29 dicembre 2003, n.387, ha trasposto nell’ordinamento nazionale la direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nei mercati interni dei paesi aderenti alla Comunità Europea. La direttiva e il decreto dovrebbero essere fondamentali per sviluppare le fonti rinnovabili e diminuire la dipendenza del fabbisogno energetico dalle fonti fossili non rinnovabili.
In particolare la direttiva 2001/77/CE fissa delle indicazioni nazionali di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile al 2010 che, per l’Italia sono pari al 25% del consumo lordo di elettricità. Ai fini di questa direttiva l’Italia si impegna a raggiungere 76 TWh, valore che comprende la produzione di elettricità prodotta dai rifiuti, comprensiva della parte non biodegradabile degli stessi. Tale specificazione si è resa necessaria in quanto per l’assimilabilità dei rifiuti alle fonti energetiche rinnovabili non esiste, a livello comunitario, un’uniformità di vedute fra i vari Stati membri: l’Italia li assimila completamente mentre alcuni Paesi li considera parzialmente (Austria, Belgio, Finlandia, Olanda, Svezia) oppure li esclude del tutto (Germania).
La direttiva 2001/77/CE ha raggiunto un compromesso assimilando alle biomasse la parte “biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.
Il decreto legislativo di recepimento della direttiva definisce, tra le fonti rinnovabili, le biomasse, e tra queste include la parte biodegradabile dei rifiuti urbani e industriali, come già indicato nella direttiva europea, ed inoltre all’art.17, ammette a beneficiare del regime riservato alle fonti rinnovabili i rifiuti, ivi compresa la frazione non biodegradabile e i combustibili derivati dai rifiuti di determinate caratteristiche.
Prodotti energetici allo stato naturale: carbone fossile, lignite picea e xiloide, petrolio greggio, gas naturale, energia idraulica, energia geotermica, combustibili nucleari.
Finanziamento in conto capitale
Consiste nel classico contributo a "fondo perduto", a fronte del quale non è previsto alcun vincolo di restituzione di capitale o pagamento di interessi e, normalmente, non sono necessarie garanzie, tranne nei casi in cui interviene l'erogazione di un anticipo.
È di norma calcolato in percentuale delle spese ammissibili.
Nel campo dell’incentivazione alle fonti rinnovabili sta venendo sempre più sostituito dal finanziamento in conto gestione, che consente una maggiore efficacia dei fondi investiti.
Finanziamento in conto gestione
Consiste nel retribuire ad un prezzo “premiante” la produzione di energia rinnovabile e viene erogato in proporzione all’effettiva energia immessa in rete. In questa maniera si incentiva la progettazione di impianti più razionali ed efficienti. Un esempio di tale incentivo sono i certificati verdi ed il conto energia per il fotovoltaico
Energia che un combustibile libera durante il processo di combustione. Si distingue il potere calorifico superiore (p.c.s.) se si considera tutta l'energia prodotta dal combustibile, di potere calorifico inferiore (p.c.i.) se, invece, non si considera quella frazione di energia prodotta dalla combustione ed impiegata per l'evaporazione dell'acqua presente nel combustibile.
L’unità di misura del p.c.i. è la kcal/kg. Per quanto riguarda i biocombustibili legnosi, il legno di abete ha valori attorno ai 3700 kcal/kg, mentre per il legno di quercia si arriva ai 3500 kcal/kg. Il potere calorifico inferiore varia in relazione al contenuto d’acqua, maggiore è l’acqua contenuta, minore è il potere calorifico.
GRTN - GESTORE DELLA RETE DI TRASMISSIONE NAZIONALE
Società per Azioni, interamente posseduta dal Ministero del Tesoro che è responsabile, in regime di concessione esclusiva, delle attività di trasmissione e dispacciamento dell'energia elettrica. Al GRTN, al fine di garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale e la parità di trattamento per tutti gli operatori elettrici, è affidato il compito di provvedere alla gestione unificata della rete di trasmissione nazionale, indipendentemente dalla proprietà
Il rapporto fra l’energia necessaria al funzionamento di una macchina e l’energia prodotta. Più è alta e minori sono i consumi energetici per produrre la stessa quantità di energia, il che si traduce anche in minori emissioni.
Frazione umida di rifiuto organico opportunamente igienizzata e stabilizzata attraverso un processo controllato di fermentazione.
Oscurità totale e paralisi di qualsiasi apparecchiatura mossa dall’energia elettrica, che conseguono ad un’improvvisa interruzione nell’erogazione dell’energia stessa.
Acronimo di "combustibile derivato da rifiuti", costituiti prevalentemente da carta, plastica e legno, definito dal D.Lgs. 22/97 come "il combustibile ricavato dai rifiuti urbani, mediante trattamento finalizzato all'eliminazione delle sostanze pericolose per la combustione e finalizzato a garantire un adeguato potere calorico e che possieda caratteristiche specificate con apposite norme tecniche."
L'idrogeno, (H) è l'elemento più leggero, più semplice e più diffuso in natura, ma difficilmente si trova allo stato libero in natura. Per ottenerlo allo stato puro deve essere estratto partendo da molecole che lo contengono (H2O-acqua, CH4-metano)
Sintetizzare idrogeno da una delle tante sostanze che lo contengono, richiede l'utilizzo di una certa quantità di energia, necessaria per rompere i legami molecolari e ottenere così il singolo atomo. Per tale motivo la ricerca si sta indirizzando a migliorare le tecniche di estrazione di idrogeno, in modo da rendere conveniente la produzione di questo biocombustibile, che in forma gassosa può essere usato in motori a combustione o turbine a gas.
L’estrazione dell’idrogeno può avvenire dalla stessa acqua, tramite elettrolisi o fotolisi. Questi processi sono ancora molto costosi dal punto di vista energetico, e limitano l’utilizzo dell’idrogeno come vettore energetico.
Grazie al decreto del Ministero delle Attività Produttive del 28/07/05 anche in Italia si può vendere energia elettrica prodotta da sistemi fotovoltaici alla rete elettrica locale, come avviene ormai da anni in altri paesi d'Europa, Germania e Spagna in testa.
Gli incentivi saranno concessi in conto energia, ovvero verrà remunerata l’energia elettrica prodotta attraverso la tecnologia fotovoltaica e non più (o non solo) attraverso contributi in conto capitale come accadeva in passato.Tutta l'energia elettrica prodotta dai sistemi fotovoltaici (misurata tramite un contatore che verrà installato a valle del sistema) verrà pagata per 20 anni con una tariffa molto interessante: 0,445 euro/kWh per gli impianti da 1 a 20 kWp, 0,47 euro/kWh nel caso di impianti da 20 a 50 kWp, mentre per i sistemi di potenza compresa tra 50 e 1.000 kWp si stilerà una graduatoria per cui chi chiede di meno avrà più possibilità di vedersi assegnata la tariffa.
La stessa energia elettrica da fonte fotovoltaica potrà essere usata per alimentare le utenze di casa e quando l'impianto produrrà più energia di quella che serve in quel momento, l'energia elettrica solare verrà immessa nella rete elettrica locale, venendo conteggiata da un ulteriore contatore, in modo che il distributore locale potrà scontare dalle bollette future l'energia elettrica ricevuta nella propria rete.
In pratica, verrà sommato all'incentivo definito dalle tariffe sopra esposte il risparmio reso possibile dall'utilizzo della stessa energia elettrica solare, che equivale ad energia non prelevata dalla rete.
Tali sistemi possono essere considerati come dei veri e propri investimenti finanziari, come avviene in Germania: ecco che all'impianto fotovoltaico si associa un tasso interno di rendimento (circa il 12%), che risulta essere molto superiore ai tassi tipici degli investimenti in titoli di stato (6-8%). Ma non dimentichiamoci il motivo principale per cui diversi Stati d'Europa e non solo decidono di supportare l'energia solare fotovoltaica: bisogna ridurre sia l'effetto serra che la dipendenza dai combustibili fossili.
A chi presentare la domanda per beneficiare dell'incentivazione prevista dal Decreto 28 luglio 2005?
La domanda per beneficiare dell'incentivazione prevista dal Decreto 28 luglio 2005 andrà inoltrata al soggetto attuatore, la società Gestore della rete di trasmissione nazionale Spa, come definito dalla Delibera AEEG 188/05 dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas. Sarà possibile presentare domanda per accedere alle tariffe incentivanti quattro volte all’anno (entro il 31 marzo, il 30 giugno, il 30 settembre e il 31 dicembre) fino al raggiungimento del limite massimo previsto della potenza elettrica cumulata di 100 MW. La guida alla redazione della domanda di incentivazione è disponibile sul sito del GRTN.
Le tariffe incentivanti previste dal Decreto 28 luglio 2005 non sono applicabili all’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per la cui realizzazione siano stati concessi contributi in conto capitale eccedenti il 20 % del costo dell’investimento e non sono inoltre compatibili con il sistema dei certificati verdi. Inoltre, le tariffe previste dal Decreto, non sono compatibili con il sistema dei certificati verdi e se si beneficia della detrazione IRPEF dell’investimento si subisce una riduzione del 30% della tariffa incentivante concessa.
ProEnergia cura la progettazione, fornitura dei materiali e richiesta delle autorizzazioni per l’installazione di impianti fotovoltaici
Energia sottoforma di calore contenuta nel sottosuolo. La scienza che si occupa di studiare l’utilizzazione di questa fonte di energia è la geotermia.
Esistono diversi sistemi di recupero del calore dal sottosuolo, dai grandi impianti di sfruttamento delle acque calde e dei vapori alle più semplici sonde geotermiche installate per usi domestici.
Sistemi di conversione e sfruttamento del calore del sottosuolo per uso familiare
Per utenze familiari sono diffuse le sonde geotermiche (verticali o orizzontali), che non sono che scambiatori di calore, installati in perforazioni eseguite nel terreno, di lunghezza compresa tra 50 a 350 m.
Questi scambiatori di calore sono costituiti tubi in polietilene dove viene fatto circolare un fluido termo-vettore (miscela di acqua e glycole), che a seconda della necessità assorbe o cede calore dal terreno circostante.
Una sonda geotermica può essere installata in quasi tutti i tipi di formazioni rocciose. Le perforazioni presentano un diametro di circa 15 cm e sono realizzate in prossimità dell'edificio da riscaldare. La profondità si determinata in base al fabbisogno termico dell'edificio e dalla natura litologica e geotermica del terreno.
Tramite una pompa di calore, si sfrutta la capacità che alcuni fluidi hanno di evaporare a basse temperature. In questo contesto, la quantità di calore necessaria a far evaporare il fluido all'interno dell'evaporatore viene assorbita dal terreno tramite la sonda geotermica. Gli stessi fluidi che evaporano a basse temperature per contro possono condensare a temperature prossime alle temperature normalmente utilizzate nell'acqua degli impianti di riscaldamento. All'interno del condensatore il fluido viene fatto condensare sottraendogli calore, ovvero cedendolo all'acqua dell'impianto di riscaldamento.
Vantaggi
• Nessun utilizzo di combustibili
• Molto sicuro (nessun tipo di combustione e stoccaggio di combustibili infiammabili, no emissioni di monossido di carbonio)
• Ridotto consumo delle risorse naturali
ETS - EMISSIONI TRADING SCHEME
L’obiettivo politico di mitigare i cambiamenti climatici si è tradotto in un controllo delle emissioni di gas serra. La direttiva europea 2003/87/CE, modificata dalla direttiva 2004/101/CE, utilizza strumenti economici per rendere convenienti gli interventi per la riduzione di tali emissioni in modo da rispettare gli obiettivi di riduzione stabiliti, istituendo un sistema per lo scambio di quote di emissioni dei gas ad effetto serra (Emission Trading Scheme - ETS). La direttiva include le attività di produzione di energia, quella siderurgica, l’industria dei prodotti minerali e della carta. Le imprese soggette saranno circa 15.000 a livello dell’Unione Europea e circa 3.000 in Italia. Sono esclusi gli impianti di incenerimento dei rifiuti pericolosi o urbani (ma non quelli per CDR o rifiuti speciali non pericolosi) e le emissioni da trasporto.
L’interesse del sistema comunitario di creare un mercato europeo di commercio delle quote di emissione, come peraltro gli altri meccanismi di flessibilità previsti nel Protocollo di Kyoto, trova fondamento nella possibilità di raggiungere, a costi economicamente sostenibili, gli obiettivi di riduzione prefissati.
L’ETS, che permetterà alle imprese europee di vendere o acquistare permessi per l’emissione di anidride carbonica, si basa inizialmente sull’assegnazione gratuita di un certo numero di quote di emissione alle varie attività e conseguentemente ai singoli impianti. Il funzionamento del mercato, almeno nelle sue linee generali è molto semplice:
• l’impresa che, razionalizzando il processo produttivo, limita le proprie emissioni in misura inferiore rispetto al target assegnato può scegliere se conservare il surplus di quote (banking) o collocarlo sul mercato, allo scopo di rientrare almeno in parte dei costi sostenuti per la messa in atto delle misure di contenimento;
• l’impianto che invece emette emissioni superi alle quote assegnate dovrà reperire sul mercato quelle necessarie al conseguimento della conformità normativa.
Pertanto, l’impresa efficiente da un punto di vista ambientale dovrebbe essere premiata sul piano economico, mentre quella meno virtuosa dovrebbe essere stimolata, grazie al progressivo aumento del prezzo delle quote di emissione, ad introdurre misure innovative di contenimento nelle proprie attività.
Questo tipo di flessibilità prevista dall’ETS, al fine di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, è ulteriormente accresciuta dalla possibilità di utilizzare alcuni meccanismi previsti dallo stesso Protocollo di Kyoto, crediti derivanti da attività di progetto, nell’ambito del mercato europeo delle quote di emissione. In particolare i meccanismi di “Joint Implementation”, relativi a progetti per la riduzione delle emissioni tra Paesi industrializzati ed economie in transizione, e quelli di “Clean Development Mechanism” progetti tra Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo, potranno contribuire a ridurre i costi legati al raggiungimento dei target prefissati oltre ad avere un carattere altamente sociale nella diffusione di attività economiche ambientalmente sostenibili.
Il mercato delle quote di emissione è già attivo a livello internazionale da alcuni anni e sta facendo registrare incrementi esponenziali dei volumi trattati e delle quotazioni. I certificati di riduzione delle emissioni di CO2 oggi sono quotati 5-6 euro per tonnellata, ma sono destinati sicuramente a salire: una stima individua in 10-15 euro per tonnellata il prezzo per il 2007.
Società di servizi energetici che hanno lo scopo di supportare industrie e utenti privati. Il servizio offerto va dalla progettazione, realizzazione e gestione di interventi per il conseguimento di risparmi o per la sostituzione impiantistica.
L’obiettivo delle E.s.co è ottenere un risparmio energetico attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica, per conto della propria clientela utente e di energia.
Gli interventi tecnici necessari ad ottenere i risparmi energetici sono effettuati mediante investimenti sostenuti dalle stesse E.s.co e non dal cliente. L’utente di energia è così sgravato da ogni forma di investimento e non dovrà preoccuparsi degli interventi migliorativi dell’efficienza dei propri impianti. Le E.s.co si ripagano l’investimento e il costo dei servizi erogati con una quota del risparmio energetico effettivamente conseguito con l’intervento.
Poiché le E.s.co proseguono gli stessi obiettivi dei loro clienti, in quanto la loro fonte di guadagno risiede nel risparmio energetico conseguito, danno garanzia di operare nel modo più efficiente possibile con la scelta delle tecnologie più appropriate nella logica di minor costo e maggior efficienza.
Risorse energetiche di origine fossile che, ai sensi dell'art. 1, comma 3, della legge 9 gennaio 1991, n. 10, vengono assimilate alle fonti rinnovabili in virtù degli elevati rendimenti energetici. Secondo il disposto del provvedimento CIP n. 6/92, sono considerati impianti alimentati da fonti assimilate gli impianti di cogenerazione, gli impianti che utilizzano calore di recupero, fumi di scarico ed altre forme di energia recuperabile in processi produttivi, gli impianti che utilizzano gli scarti di lavorazione e/o di processi e quelli che utilizzano fonti fossili prodotte esclusivamente da giacimenti minori isolati.
FONTI ENERGETICHE CONVENZIONALI
Secondo il provvedimento CIP n. 6/92, sono considerati impianti alimentati da fonti convenzionali quelli per la sola produzione di energia elettrica che utilizzano combustibili fossili commerciali
FONTI ENERGETICHE SECONDARIE O DERIVATE
Fonti in cui l'energia deriva dalla trasformazione dell'energia primaria in altra forma di energia o da successive lavorazioni delle fonti secondarie stesse.
Rifiuti solidi urbani cioè tutti i rifiuti prodotti quotidianamente dalle attività domestiche, dagli esercizi commerciali e dai contesti produttivi per le attività di ufficio. Sono ogni anno quasi 30 milioni di tonnellate. Al loro interno si riconosce una frazione riciclabile, una frazione umida (scarti alimentari e rifiuti organici) e una frazione secca non riciclabile (che può essere usata, se opportunamente selezionata, per produrre energia).
Principio definito nell’ambito della Conferenza Internazionale di Rio sull’ambiente del 1992 come modello da assumere per lo sviluppo delle attività umane. Perché lo sviluppo sia sostenibile ogni attività deve essere pensata e realizzata così da non creare danno, nel presente, ad altri gruppi o ecosistemi e da non ipoticare le possibilità di sviluppo ulteriore nel futuro.
Processo di scomposizione di materiali composti (rifiuti) in molecole semplici, attraverso un procedimento di combustione ad alte temperature e successivo utilizzo dell'energia termica ricavata per la produzione di energia elettrica, calore e vapore.
L'effetto fotovoltaico consiste nella trasformazione della luce in energia elettrica. Esso è noto fin dal secolo scorso, quando si scoprì che era possibile trasformare direttamente l'energia solare in energia elettrica tramite una cella elettrolitica senza passare per processi termodinamici.
Il generatore fotovoltaico è costituito da un insieme di moduli fotovoltaici, costituiti da un insieme di celle. Più moduli collegati insieme formano un pannello e un insieme di pannelli, collegati elettricamente in serie, costituiscono una stringa. Più stringhe, collegate generalmente in parallelo, costituiscono un campo di una centrale fotovoltaica.
Una delle sfide più importanti della comunità internazionale è di assicurare la crescita economica e la sicurezza energetica salvaguardando le condizioni di vita della popolazione e la protezione dell’ambiente. La produzione di energia da combustibili fossili contribuisce oggi alle emissioni globali di gas ad effetto serra per i 2/3 (greenhouse effect), principalmente anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi e perfluorocarburi (idrocarburi in cui gli atomi di idrogeno sono stati sostituiti in parte o in toto, da atomi di fluoro), esafluoruro di zolfo (SF6). Come ormai noto, questi gas costituiscono insieme al vapor acqueo uno strato nell’atmosfera terrestre che lascia filtrare la radiazione solare in arrivo e intrappola una parte della radiazione solare riemessa dalla Terra verso lo spazio, consentendo un livello di temperatura terrestre idoneo allo sviluppo della vita. Ma lo sviluppo economico e conseguentemente l’utilizzo di fonti energetiche fossili (carbone, petrolio, gas naturale) ha portato all’incremento della concentrazione dei gas serra nella troposfera ed è ormai accertato che tale aumento può provocare un’alterazione dell’ecosistema terrestre, in particolare un innalzamento della temperatura media superficiale terrestre. L’anidride carbonica, pur avendo il minor potere di intrappolamento del calore, per le quantità emesse e conseguentemente per maggiore concentrazione media presente nella troposfera è il più importante dei gas serra e la comunità scientifica internazionale concorda nel considerare la riduzione delle emissioni antropogeniche di CO2 necessaria al mantenimento delle attuali condizioni climatiche. Soltanto a partire dagli anni ottanta si cominciarono a organizzare le prime conferenze internazionali per riunire scienziati, politici e ambientalisti, creando organismi internazionali di cui il più noto è l’ICCP (Intergovernmental Panel of Climate Change), il Panel Intergovernativo per lo Studio sui Cambiamenti del Clima. Nel primo convegno di Rio de Janeiro sono stati proposti interventi concreti per limitare la possibilità di mutamenti climatici, ma l’attuazione è stata data molti anni dopo, nel 1997, con il documento meglio noto come “Protocollo di Kyoto”.
Nel primo convegno di Rio de Janeiro sono stati proposti interventi concreti per limitare la possibilità di mutamenti climatici, ma l’attuazione è stata data molti anni dopo, nel 1997, con il documento meglio noto come “Protocollo di Kyoto”. Lo scopo di questo impegno per i paesi industrializzati è giungere tra il 2008 e il 2012 alla riduzione delle emissioni dei gas serra del 5% rispetto ai livelli del 1990. Alcuni grandi paesi industrializzati, tra cui gli Stati Uniti, non hanno condiviso questo impegno, ma dal 16 febbraio 2005, dopo sette anni dalla sua stesura, il Protocollo di Kyoto è divenuto effettivo dopo la ratifica da parte della Russia, avvenuta nel settembre 2004, che ha portato la percentuale di emissione dei 39 Paesi che hanno aderito a oltre il 55%.
Secondo quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto la riduzione delle emissioni di gas serra dovrà essere conseguita attraverso:
promozione dell’efficienza energetica in tutti i settori della produzione e del consumo;
sviluppo di fonti rinnovabili per la produzione di energia e di tecnologie innovative per la riduzione delle emissioni;
protezione ed estensione delle foreste per aumentare l’assorbimento di anidride carbonica;
promozione dell’agricoltura sostenibile;
limitazione delle emissioni di metano dalle discariche di rifiuti e dai settori energetici;
adozione di misure fiscali adeguate per disincentivare le emissioni di gas serra.
Gli obiettivi per i 39 Paesi sono diversificati, ad esempio l’impegno dell’Unione Europea è quello di diminuire complessivamente le emissioni di gas serra dell’8%, mentre quello specifico dell’Italia è del 6,5 %, e comunque dopo il 2012 verranno stabiliti nuovi target che potrebbero includere anche i Paesi in via di sviluppo come la Cina, ora esclusi.
Energia che si ricava dall'energia potenziale e cinetica contenuta nell’acqua. L’energia dell’acqua viene sfruttata esclusivamente per la produzione di energia elettrica (idro-elettrica)
L’energia nell’acqua dei fiumi
L’acqua che scorre sulle terre emerse ha origine esclusivamente dalla pioggia e dalla neve.
L'acqua, muovendosi per effetto della forza di gravità, cede energia, in particolare in quei tratti chiamati cascate, dove l'acqua compie un salto più o meno alto da una quota ad un altra. Più il salto, ovvero la distanza tra il punto di inizio della caduta e il punto di arrivo, è alto, maggiore è l'energia che l'acqua cadendo sprigiona; quindi più l'acqua si trova in alto rispetto al punto di arrivo e maggiore è l'energia che l'acqua può sviluppare.
L'energia dell'acqua viene così trasformata in energia meccanica attraverso macchine idrauliche poste alla base delle cascate, che a sua volta può essere trasformata in energia elettrica.
Tipologie di sistemi idroelettrici
• Impianti a deflusso regolato. Sono impianti a bacino idrico naturale (laghi) o artificiale, Sono gli impianti idroelettrici più diffusi, ma hanno un notevole impatto ambientale, in quanto la capienza del bacino viene aumentata con l’innalzamento di sbarramenti (dighe). Il sistema consiste nel recuperare l’energia derivante dalla caduta dell’acqua dal bacino alla turbina collocata presso la centrale idroelettrica. In genere queste centrali sono superiori ai 10 MW di potenza.
• Impianti ad accumulo. Questo tipo di impianto consiste in due serbatoi di estremità, collocati a quote differenti. Durante il giorno l'acqua immagazzinata nel serbatoio superiore è usata per la produzione di energia elettrica, mentre di notte l’acqua viene risollevata al serbatoio superiore. La diffusione di questi impianti permette una ritenzione di acqua nel territorio, ed inoltre la possibilità di attenuare i fenomeni alluvionali. Gli impianti idroelettrici a serbatoio o ad accumulo sono attualmente il miglior sistema di accumulo di energia.
• Impianti ad acqua fluente. Questo tipo di impianti era molto usato all'inizio del secolo scorso per azionare macchine utensili come nelle segherie o nei mulini ad acqua. Il loro impatto ambientale è contenuto e limitato. Non c’è la possibilità di regolare gli afflussi così che le turbine convertono l’energia dell’acqua in energia elettrica in funzione dalla disponibilità del corso d'acqua.
• Impianti inseriti in condotte idriche. Consistono in turbine collocate prima dell’impianto di trattamento delle acque potabili. Queste turbine l'energia derivante dalla discesa dell’acqua dai serbatoi posti a monte dell’impianto di trattamento. Questo sistema può essere applicato anche ai canali di bonifica.
• Micro-idroelettrico. Il micro-idro è un sistema interessante per recuperare energia su piccola scala e comprende impianti inferiori ai 100kW di potenza. Con piccole differenze di quota e portate minime è possibile ottenere energia. I sistemi hanno taglie ridotte e di facile installazione (da 0,2 kW di potenza).Il vantaggio di questi piccolissimi sistemi è la non necessaria autorizzazione al prelievo delle acque e un inesistente impatto ambientale.
Vantaggi dell’energia idroelettrica
• Rinnovabile
• La produzione di corrente non comporta emissioni di CO2
• Applicabile in aree isolate purché in presenza di torrenti e fiumi con una portata adeguata
Il pellet è un biocombustibile solido legno che deriva dalla pressatura di segatura o scaglie di legno in piccoli cilindri. Il legno utilizzato deve avere un basso contenuto idrico ed essere “vergine”, ossia non precedentemente trattato.
Il pellet ha una lunghezza che varia dai 10 ai 50 mm, un diametro che non supera il i 10 mm e un potere calorifico che si aggira attorno ai 4.7 kWh/kg.
L’interesse rivolto al pellet dipende da:
• basso contenuto idrico
• discreto potere calorifico
• buon rapporto peso/volume (rispetto ad altri biocombustibili solidi legnosi)
• tipologia di biocombustibile solido comoda per utenze domestiche
Inoltre il pellet offre le seguenti opportunità:
• caratteristiche chimico-fisiche costanti
• utilizzo in caldaie ad alto rendimento e di costo contenuto.
• ideale per piccole utenze e in ambiente urbano (potenza caldaie dai 15 ai 350 kW termici)
L'energia termica derivante dall'irraggiamento solare può essere 'sequestrata' in molti modi e successivamente utilizzata come semplice energia termica utile alla produzione di acqua calda per usi sanitari o per riscaldamento.
Le tecnologie termosolari si possono considerare mature per una adozione diffusa e conveniente, ci sono configurazioni e soluzioni per tutte le regioni climatiche e per tutte le esigenze termico-logistiche, residenziali, commerciali e produttive-industriali.
In genere non sono autonome, in quanto non sempre c'è sole sufficiente per le esigenze termiche, ma possono essere integrate nel sistema termico preesistente o meglio ancora integrate in un sistema termico ad hoc anche per la climatizzazione estiva come nel caso dei sistemi ad assorbimento. In questi casi possono comunque soddisfare fino all'80% la necessità di energia termica.
Tipologie di sistemi.
Collettore sottovuoto: Sono composti da tubi di vetro speciale sottovuoto (le estremità di un tubo vetro interno e di uno esterno vengono fuse tra loro e l'aria è estratta dall'intercapedine) ricoperti da uno strato altamente selettivo che trasforma la luce solare in calore. In questo caso l'assorbitore di calore è di forma circolare ed è alloggiato all'interno della cavità sottovuoto dei tubi stessi; in questo modo il fluido termoconvettore evapora e, cedendo il suo calore all'estremità superiore del tubo, si condensa e ritorna in basso. A differenza dei pannelli a piastra, questa tipologia di collettori sottovuoto non conduce calore, essendo l'aria il migliore isolamento, per cui non si verificano perdite per convezione e conduzione e pertanto il loro rendimento è superiore. Inoltre, vista la loro maggiore resa, richiedono una minore superficie espositiva rispetto alle altre tipologie di pannelli e sono capaci di trattenere il calore accumulato anche in condizioni atmosferiche molto rigide, garantendo prestazioni elevate e costanti durante l'intero arco dell'anno; per questi motivi possono essere utilizzati anche in zone con un'insolazione medio-bassa o con condizioni climatiche particolarmente rigide durante l'inverno, come in alta montagna o nei paesi nordici
Collettore piano: sono composti da una cella/intelaiatura termicamente isolata (in legno incollato a tenuta di acqua o in alluminio), coperta da un vetro protettivo in grado di sopportare pioggia, grandine e temperature rigide, filtra i raggi solari e crea l'effetto serra per intrappolare il calore. All'interno della cella si trova l'assorbitore di calore vero e proprio, che è una lastra metallica scura, detta anche piastra captante, o corpo nero assorbente,sulla quale sono saldati i tubi all'interno dei quali circola un liquido termoconvettore (per esempio composto da acqua e glicole propilenico atossico).Questo liquido, riscaldato dal calore solare, sale alla cima del collettore e va nel serbatoio dove, tramite uno scambiatore, cede il calore all'acqua da riscaldare contenuta all'interno e da dove viene distribuita ai diversi punti di presa. A questo punto il liquido termoconvettore raffreddato scende ed il processo ricomincia da capo. I pannelli a piastra possono essere di due tipi: a superficie non selettiva dove l'assorbitore di calore è semplicemente verniciato in nero, (tipologia di pannelli, è consigliata per le case abitate in brevi periodi), oppure a superficie selettiva dove l'assorbitore di calore è potenziato da un trattamento effettuato con un prodotto infrarosso che consente al pannello di trattenere maggiormente il calore del sole, riducendo al tempo stesso la riflessione (tipologia di pannelli è maggiormente indicata per le case dove si risiede abitualmente o per un utilizzo di almeno 10 mesi all'anno e sono in grado di produrre acqua calda in qualunque mese dell'anno).
Collettori monoblocco: I collettori ad accumulo, detti anche monoblocco, sono di costruzione molto semplice rispetto alle precedenti categorie e sono prevalentemente composti da un serbatoio in acciaio inox che viene esposto direttamente al sole, solitamente sono asserviti da un collettore piano integrato. Il serbatoio solitamente è dipinto di nero, termicamente coibentato e coperto da una lastra di materiale trasparente termoisolante, può anche essere montato direttamente in una cavità del tetto in cui si trova uno specchio solare concavo che riflette la luce; vengono collegati direttamente alla rete dell'acqua fredda e calda senza l'ausilio di scambiatori di calore e pompe e possono essere collegati ad una caldaia a gas ausiliaria, che interviene automaticamente quando la temperatura scende al di sotto di quella richiesta. Rispetto alle precedenti tipologie hanno un costo più modesto, sono compatti, maneggevoli, occupano poco spazio e possono essere installati senza l'ausilio di tecnici specializzati. generalmente il loro uso è limitato alla sola produzione di acqua calda sanitaria e, inoltre, durante la notte o nei giorni con scarsi apporti solari possono raffreddarsi facilmente.
Sistema di riscaldamento centralizzato a livello di quartiere o di città, che utilizza il calore prodotto da una unica unità di produzione: centrale termica, impianto a cogenerazione o sorgente geotermica. In un sistema di teleriscaldamento il calore viene distribuito agli edifici tramite una rete di tubazioni in cui fluisce l'acqua calda o il vapore.